QUIRINALE. CASA DI TUTTI GLI ITALIANI………E DEI PREGIUDICATI?

febbraio 3, 2015

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Ieri ho ascoltato in una trasmissione un autorevole esponente del governo Renzicchio o Renzusconi, che dir si voglia, circa l’invito al Quirinale di Berlusconi.

Non saprò mai, così come tutti gli italiani, se l’idea è stata del Capo dello Stato o di qualche suo consigliere con la collaborazione del premier.

Io, da italiano, dopo che l’invito è stato accettato ed avvenuto così come documentato da tutte le televisioni terrestri, non sento il Quirinale come la mia casa. Per la verità non la sento più da quando l’inquilino Ciampi l’ha lasciata.

Io, così come penso la maggior parte dei miei concittadini che hanno vissuto l’esperienza di aver conosciuto gli inquilini Veri come PERTINI, SCALFARO e CIAMPI, non vorranno mai abitare con un un detenuto in libertà che sconta la pena ai servizi sociali.

Ricordo, per chi lo avesse dimenticato, che Berlusconi è stato condannato per frode fiscale, reato ben più grave dell’evasione. Frodando il fisco ha frodato tutti noi specialmente la maggioranza dei cittadini che non ce la fanno ad arrivare a fine mese.

Ho sentito il messaggio alle Camere del Capo dello Stato per il Suo insediamento. Ha usato verbi come “osservare”, “rispettare”  ed “eseguire” la COSTITUZIONE riferendosi ai mali attuali della nostra disastrata Italia e cioè: scuola e ricerca, corruzione, evasione e mafia.

Bene a me è parso si volesse riferire a Berlusconi: Infatti, se togliamo il primo punto gli altri si riferiscono a lui.

Sempre quell’autorevole personaggio ha spiegato, inoltre, che l’invito era dettato da motivi di “pacificazione”. A me non sembra che ci sia nulla da pacificare: non c’è e non c’è stata nessuna guerra fratricida come sta avvenendo in alcune parti del mondo. A meno che non si voglia intendere per guerra l’impegno della Magistratura e delle forze dell’ordine contro la mafia, contro gli evasori e contro i frodatori del fisco. Ma allora il Capo dello Stato questa mattina ha sbagliato messaggio quando ha detto che servire o osservare ecc. la Costituzione significa far sì che la corruzione, l’evasione e la frode fiscale vengano estirpate dal tessuto sociale italiano come un cancro.  Oppure non doveva invitare quel personaggio che incarna quei tre vocaboli.

Pertini, l’unico e vero PRESIDENTE di tutti gli italiani ONESTI non l’avrebbe mai invitato. Riporto un breve passo di una intervista di ORIANA FALLACI a Sandro Pertini che trovasi in un altro post di questo blog e su FB: ……”Un po’ la storia del questore Guida. Lei sa che al presidente della Repubblica, della Camera, del Senato, spetta viaggiare col saloncino, che poi è una vettura speciale attaccata al treno. Sicché vado a Milano e, quando il saloncino è fermo su un binario morto perché sto facendo colazione, il mio segretario dice: «Il questore Guida ha chiesto di ossequiarla, signor presidente». E io rispondo: «Riferisca al questore Guida che il presidente della Camera Sandro Pertini non intende riceverlo». Mica perché era stato direttore della colonia di Ventotene, sa? Non fosse stato che per Ventotene, avrei pensato: ormai tu sei questore e voglio dimenticare che hai diretto quella colonia, che vieni dal fascismo, che eri un fascista. Perché su di lui gravava, grava, l’ombra della morte di Pinelli. E a me basta che Pinelli sia morto in quel modo misterioso quando Guida era questore di Milano perché mi rifiuti di accettare gli ossequi di Guida. Oriana, io non sono capace di far compromessi!”.

Notate qualche differenza? Sono quelle differenze che non mi consentono di essere coinquilino di certi personaggi al Colle.

MAHATMA “GRANDE ANIMA” GANDHI

dicembre 30, 2014

CHI SEGUE IL CAMMINO DELLA VERITA’ NON INCIAMPA

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Ho finito da poco di leggere un libro che raccoglie i pensieri di Gandhi.

Il libro fa parte di una collana intitolata “Uomini Liberi” edita da Famiglia Cristiana. Un altro pensiero che è riportato in copertina, oltre quello di cui il titolo del post, è: “Una giusta causa non fallisce mai”.

Naturalmente il pensiero che ha colpito di più la mia mente e mi ha fatto pensare alle condizioni morali e materiali riconducibili ai nostri governanti attuali e che si attaglia maggiormente al nostro Paese è il seguente: “Confucio afferma: <<Il progresso di una Nazione non si misura dall’abbondanza di beni materiali. La ricchezza di uno Stato risiede solamente nella rettitudine del suo popolo e di chi lo governa>>.

Analizziamo questi tre pensieri e vediamo se possono essere accostati ai nostri governanti a cominciare dal primo cittadino.

Renzi ha seguito o sta seguendo il cammino della verità? Io dico di NO. Ci ha fatto sapere cosa ha concordato con il pregiudicato di Arcore? noto come il patto del Nazzareno? e Noi cittadini contribuenti che non evadiamo le tasse abbiamo il diritto di sapere cosa ha concesso al frodatore fiscale? E secondo voi fare accordi in segreto con pregiudicati  e bancarottieri è un comportamento retto? E secondo voi una persona retta riceverebbe con tutti gli onori in casa propria un pregiudicato ed un bancarottiere fraudolento? E per di più per riscrivere la Carta Costituzionale frutto di morti e prigionìe dei nostri padri?

Gandhi dice: “Anche la più piccola menzogna contribuisce a condurre l’uomo verso la perdizione, esattamente come una sola goccia di veleno infetta il mare intero”. Perchè non c’è norma pari alla verità, non c’è peccato pari alla menzogna.

Ma veniamo alle giuste cause. Quanti fallimenti!!!! A cominciare dalla legge sulla riforma del lavoro: nessun lavoratore avrà certezza del suo futuro. Non potrà impegnarsi per formare una famiglia; procreare e sognare un futuro per i propri figli e soprattutto non potrà sognare una vecchiaia dignitosa. C’è qualcuno che afferma che sbaglio? Lo dica, ma con dati di fatto.

Ma veniamo al pensiero riportato dal Mahatma di Confucio. …..La ricchezza di uno Stato risiede solamente nella RETTITUDINE del suo popolo e di CHI lo governa.

                                                                                                                                  Non vi fa riflettere questo pensiero? A me è venuto in mente il nostro Parlamento pieno di inquisiti, condannati e amici di pregiudicati e bancarottieri. Come potremo andare fieri dei nostri governanti se siamo noi che ce li mandiamo  che sono già corrotti e corruttori.

Ecco come si spiega  perchè nelle classifiche che qualificano le capacità morali di una Nazione l’Italia è agli ultimi posti, mentre nelle classifiche che dànno una brutta immagine nel mondo l’Italia è ai primi posti.

E’ emblematico l’esempio delle classifiche sulla corruzione e sulla evasione fiscale.

Riflettiamo e ricordiamoci quando dovremo scegliere chi ci deve governare.

IL PRESIDENTE DI TUTTI GLI ITALIANI: NAPOLITANO? NO. SANDRO PERTINI

marzo 8, 2014

PERTINI

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INTERPRETAZIONE DEL SENSO MORALE DI DUE PRESIDENTI

Voglio riportare parte di una intervista fatta da Oriana Fallaci e pubblicata sul suo sito al Presidente Pertini:

“………Omissis……….

Un cattivo politico?
Sì. In politica bisogna essere freddi, bisogna essere cinici. Io non sono né freddo né cinico e di conseguenza… Le racconto una cosa sola. Nel 1929 mi denunciò un fascista: Icardio Saroldi. Mi riconobbe per strada, mi fece seguire, arrestare, e fu in quell’occasione che rimasi dentro quindici anni. Tutta la mia giovinezza, cara Oriana. In carcere ci sono andato coi capelli neri e ne sono uscito coi capelli grigi. Ebbene, nel 1945, subito dopo la liberazione di Milano, giunge un corriere politico da Savona e mi dice: «Icardio Saroldi è stato preso e stanno per fucilarlo». «Per quale ragione stanno per fucilarlo?», chiedo. «Perché ti ha denunciato nel 1929», risponde. «Ah, no! Se è per questo, no. Mi oppongo. Sarebbe una vendetta personale e di vendette personali io non ne ho mai volute. Io la lotta l’ho sempre vista nel suo complesso, non come lotta al singolo.» Poi do ordine di liberarlo e, qualche tempo dopo, costui manda sua moglie a ringraziarmi. Esauriti i ringraziamenti, questa moglie mi dice: «Posso chiederle un altro favore?». «Prego, signora, si figuri.» «Ecco, le dispiacerebbe farmi una dichiarazione dove afferma che mio marito non la denunciò?» Mi arrabbiai. Gridai: «No, signora, no, io sono buono ma due volte buono significa imbecille». La mandai via e… poi Saroldi entrò nel Movimento sociale. Mi spiego? Un altro non se la sarebbe presa come me, non si sarebbe meravigliato. Io invece ne soffro e mi irrigidisco… Un po’ la storia del questore Guida. Lei sa che al presidente della Repubblica, della Camera, del Senato, spetta viaggiare col saloncino, che poi è una vettura speciale attaccata al treno. Sicché vado a Milano e, quando il saloncino è fermo su un binario morto perché sto facendo colazione, il mio segretario dice: «Il questore Guida ha chiesto di ossequiarla, signor presidente». E io rispondo: «Riferisca al questore Guida che il presidente della Camera Sandro Pertini non intende riceverlo». Mica perché era stato direttore della colonia di Ventotene, sa? Non fosse stato che per Ventotene, avrei pensato: ormai tu sei questore e voglio dimenticare che hai diretto quella colonia, che vieni dal fascismo, che eri un fascista. Perché su di lui gravava, grava, l’ombra della morte di Pinelli. E a me basta che Pinelli sia morto in quel modo misterioso quando Guida era questore di Milano perché mi rifiuti di accettare gli ossequi di Guida. Oriana, io non sono capace di far compromessi!”.

……….omissis……..

Dunque vediamo: Pertini perdona l’uomo che lo ha denunciato facendogli perdere quindici anni di giovinezza perchè a quei tempi erano tutti fascisti e quindi appartenenti ad una ideologia politica, ma non perdona il Questore Guida non ricevendolo soltanto perchè “su di lui gravava, grava, l’ombra (dubbio n.d.a.) della morte di Pinelli. Poi si rivolge alla Fallaci e le dice con orgoglio “Oriana, io non sono capace di fare compromessi”.

Che dire di Napolitano: Lui riceve al Quirinale, dove ha alloggiato Pertini, un pregiudicato frodatore fiscale conclamato ed è in attesa di più giudizi penali. E visti i governi che lui ha contribuito a far nascere, possiamo dire che è il “Principe” del compromesso.

Ancora l’intervista:

…….omissis…….

Insomma, Pertini, lei è ancora l’uomo che fece pianger sua madre perché aveva chiesto la domanda di grazia.
Lo stesso uomo, lo stesso! Se una cosa va contro la mia coscienza, io non ci sto. Per esempio, quando ci fu da firmare il telegramma dei presidenti delle assemblee europee alla giunta cilena. Era un telegramma duro ma finiva con le parole: «Vogliate-credere-ai-sentimenti-della-nostra-alta-considerazione ». Saltai su e: «Cos’è questa storia?». «Non vuol dire nulla, si tratta di politesse française», risposero. E io: «C’è anche la politesse italienne. Io non firmo». Allora telefonò Edgard Faure, il mio collega francese. Uomo spiritoso, simpatico, scrittore di romanzi gialli. «Pertini, quella formula.» E io: «No, caro collega, no. Io l’alta considerazione non gliela do a quegli assassini che hanno ammazzato Allende, a quei criminali che hanno dimenticato perfino cos’è un giuramento per gli ufficiali d’onore». «Ma noi teniamo alla sua firma, Pertini.» «Se ci tenete, togliete l’alta considerazione. » Bè, la tolsero. Il telegramma partì come volevo io. E qui dentro mi comporto nello stesso modo. Perché, mi ascolti, Oriana: finché sono presidente lo sono nei termini voluti della mia coscienza e, se cercano di costringermi a fare qualcosa che non mi convince, me ne vado. Do le dimissioni. Subito. Io nel mio discorso di insediamento ho parlato della Resistenza e ho detto le cose chiaro e tondo: dinanzi ai fascisti. Durante le interrogazioni sul Cile ho commemorato Allende con un discorso assai forte: dinanzi ai fascisti. Dopo i fatti di Praga ho commemorato Jan Palach: dinanzi ai comunisti. Ho anche reso omaggio ad Alessandro Panagulis quando i colonnelli lo hanno condannato a morte. E ho detto cose per cui si sono alzati tutti in piedi: dai comunisti ai fascisti. Lo stesso per Palach. Lo stesso per Allende… Sì, Oriana: sono ancora l’uomo che fece piangere sua madre perché aveva presentato domanda di grazia.”……omissis………

Questa è la parte, secondo mio modesto avviso il passo più qualificante e che mi piace di più, in cui si riscontra l’orgoglio di essere italiano: non piegare mai la schiena di fronte alla tirannìa nemmeno per chiedere la grazia e poi, una volta salito sullo scanno più alto di Montecitorio, condannare la tirannìa ovunque fosse annidato, sia a destra che a sinistra.

In questo passo si evidenzia l’invasione della Cecoslovacchia e la morte di Jan Palach. Invasione auspicata, tollerata e giustificata allora con tutti i pretesti inconfessabili dai dirigenti del PCI di allora, tra cui spiccava il nome di Napolitano. Lo stesso dicasi per l’invasione sovietica dell’Ungheria.

Molto ci sarebbe ancora da dire, ma vi lascio leggere l’intera intervista ecco il link:  http://www.oriana-fallaci.com/pertini/intervista.html.

 

INSULTO ALLA…..CONSULTA …. DAL PREGIUDICATO.

gennaio 28, 2014

IMMODIFICABILE

DIO MIO, DIO MIO QUANDO QUESTO PAESE DIVENTERA’ UN PAESE NORMALE!!!!

Penso che la mia invocazione rivolta all’ALTISSIMO rimarrà soltanto una invocazione e non sarà mai esaudita vista la caratura dei politici emergenti.

Già. Il grande rottamatore, si fa per dire, manda a casa, è un eufemismo perchè sono ancora lì, politici del suo partito che hanno una età matura e riceve a casa sua un pregiudicato quasi ottantenne per riscrivere parte della Costituzione e proporre una nuova legge elettorale.

Ciò premesso, la metodologia è inusuale ma prettamente italiana. Infatti, secondo i regolamenti parlamentari non sono i partiti a presentare le leggi da approvare in parlamento, bensì i gruppi parlamentari. Gli accordi vanno fatti fra i gruppi parlamentari e non dai segretari di partiti.

Queste sono critiche alla metodologia seguita per gli accordi interpartitici, ma la critica dal punto del diritto è ancora più dura e senza appello.

Ma veniamo alla sostanza. Tutto nasce dalla sentenza N°1/2014 della Corte Costituzionale che ha annullato in alcune parti la legge 270/2005, legge elettorale nota come “PORCELLUM” in latino, ovvero “porcata” in vulgo.

La Consulta ha fatto vari rilievi ben argomentati. Alla fine ha censurato e cassato vari articoli della legge.

Qui voglio parlare di tre censure in particolare: 1^- premio di maggioranza per l’elezione dei Deputati alla Camera: 2^- premio di maggioranza alla elezione dei Senatori con collegi uninominali: 3^- liste bloccate  e quindi mancanza della scelta dei candidati da parte dei cittadini elettori.

Gli articoli della legge 270/2005 censurati dalla Corte sono stati riproposti surrettiziamente con il “Pregiudicatum”. Poi vedremo perchè ho così ribattezzato la nuova proposta di legge e mi hanno dato spunto per il titolo.

PRIMA  CENSURA

Cito alcuni passi della sentenza:….omissis……..

3.- Nel merito, la prima delle questioni in esame riguarda il premio di maggioranza assegnato per la elezione della Camera dei deputati. L’art. 83 del d.P.R. 361 del 1957 prevede che l’Ufficio elettorale verifichi <<se la coalizione di liste o singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi espressi abbia conseguito almeno 340 seggi (comma 1, n.5), sulla base dall’attribuzione di seggi in ragione proporzionale; e stabilisce, in caso negativo, che ad essa venga attribuito il numero di seggi necessario per raggiungere quella consistenza (comma 2). (Quindi senza una soglia minima di sbarramento n.d.r.).
Secondo la Corte di Cassazione (parte rimettente n.d.r.), tali disposizioni, non subordinando l’attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e, quindi, trasformando una maggioranza relativa di voti, potenzialmente anche modesta, in una maggioranza assoluta di seggi, avrebbero stabilito, in violazione dell’art. 3 Cost., un meccanismo di attribuzione del premio manifestamente irragionevole, tale da determinare una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica, lesiva della stessa eguaglianza del voto, peraltro neppure idonea ad assicurare la stabilita del governo.

3.1.- La questione è fondata.

Questa Corte ha da tempo ricordato che…..omissis…….(sentenza n. 43 del 1961)-
Non c’è, in altri termini, un modello di di sistema elettorale imposto dalla Carta costituzionale, in quanto questa lascia alla discrezionalità del legislatore la scelta del sistema che ritenga più idoneo ed efficace in considerazione del contesto storico.
Il sistema elettorale, tuttavia, pur costituendo espressione dell’ampia discrezionalità legislativa, non è esente da controllo, essendo sempre censurabile in sede di giudizio di costituzionalità quando risulti manifestamente irragionevole (sentenze n. 242 e n. 107 del 1996; ordinanza n. 260 del 2002).
Nella specie, proprio con riguardo alle norme della legge elettorale della Camera qui in esame, relative all’attribuzione del premio di maggioranza in difetto del presupposto di una soglia minima di voti o di seggi, questa Corte, pur negando la possibilità di sindacare in sede di giudizio di ammissibilità del referendum abrogativo profili di illegittimità costituzionale, in particolare attinenti alla ragionevolezza delle predette norme, ha già segnalato  che il Parlamento consideri con attenzione alcuni profili di un simile meccanismo. Alcuni aspetti problematici sono stati ravvisati nella circostanza che il meccanismo premiale è foriero di una eccessiva sovra-rappresentazione della lista di maggioranza relativa, in quanto consente ad una lista che abbia ottenuto un numero di voti anche relativamente esiguo di acquisire la maggioranza assoluta dei seggi. In tal modo si può verificare in concreto una distorsione fra voti espressi ed attribuzione del seggi che, pur essendo presente in qualsiasi sistema elettorale, nella specie assume una misura tale da compromettere la compatibilità con il principio di eguaglianza del voto (sentenze n. 15 e n. 16 del 2008). Successivamente, questa Corte, stante l’inezia del legislatore, ha rinnovato l’invito al Parlamento a considerare con attenzione i punti problematici della disciplina, così come risultante dalle modifiche introdotte con legge n. 270 del 2005, ed ha nuovamente sottolineato i profili di irrazionalità segnalati nelle precedenti occasioni sopra ricordate, insiti nell'”attribuzione dei premi di maggioranza senza la previsione di alcuna soglia minima di voti e/o di seggi” (sentenza n. 13 del 2012); profili ritenuti, tuttavia, insindacabili in una sede diversa dal giudizio di legittimità costituzionale.
Gli stessi rilievi, nella perdurante inerzia del legislatore ordinario, non possono che essere ribaditi e, conseguentemente, devono essere fondate le censure concernenti l’art. 83, comma 1, n. 5, e comma 2, del d.P.R. n. 361 del 1957. Tali disposizioni, infatti, non superano lo scrutinio di proporzionalità e di ragionevolezza, al soggiacciono anche le norme inerenti ai sistemi elettorali.
……..omissis…….
Il meccanismo di attribuzione  del premio di maggioranza prefigurato dalle norme censurate, inserite nel sistema proporzionale introdotto con la legge 270 del 2005, in quanto combinato con l’assenza di una ragionevole soglia di voti minima per competere all’assegnazione del premio, è pertanto tale da determinare un’alterazione del circuito democratico definito dalla Costituzione, basato sul principio fondamentale di eguaglianza del voto (art. 48, secondo comma, Cost.). Esso, infatti, pur non vincolando il legislatore ordinario alla scelta di un determinato sistema, esige comunque che ciascun voto contribuisca potenzialmente e con pari efficacia alla formazione degli organi elettivi (sentenza n. 43 del 1961) ed assume sfumature diverse in funzione del sistema elettorale prescelto. In ordinamenti costituzionali omogenei a quello italiano, nei quali pure è contemplato detto principio e non è costituzionalizzata la formula elettorale, il giudice costituzionale ha espressamente riconosciuto, da tempo, che, qualora il legislatore adotti il sistema proporzionale, solo in modo parziale, esso genera nell’elettore la legittima aspettativa che non si determini uno squilibrio sugli effetti del voto, e cioè una diseguale valutazione del “peso” del voto “in uscita”, ai fini dell’attribuzione dei seggi, che non sia necessaria ad evitare un pregiudizio per la funzionalità dell’organo parlamentare (BVerfGE, sentenza 3/11 del 25 luglio 2012; ma v. già la sentenza n. 197 del 22 maggio 1979 e la sentenza n.1 del 5 aprile 1952).
Le norme censurate, pur proseguendo un obiettivo costituzionale, qual è quello della stabilità del governo del Paese e dell’efficienza dei processi decisionali nell’ambito parlamentare, dettano una disciplina che non rispetta il vincolo del minor sacrificio possibile degli altri interessi e valori costituzionalmente protetti, ponendosi in contrasto con gli artt. 1, secondo comma, 3, 48,secondo comma, e 67 Cost. In definitiva, detta disciplina non è proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito, posto che determina una compressione della funzione  rappresentativa dell’assemblea, nonchè  dell’eguale diritto di voto, eccessiva e tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica,m sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente.

DEVE, QUINDI, ESSERE DICHIARATA L’ILLEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE DELL’ART. 83, COMMA 1, N. 5, E COMMA 2, DEL d.P.R. N. 361 DEL 1957.

SECONDA CENSURA

Continua citazione sentenza:
4.- Le medesime argomentazioni vanno svolte anche in relazione alle censure sollevate, in relazione agli stessi parametri costituzionali, nei confronti dell’art. 17, commi 2 e 4, del d.lgs. n. 533 del 1993, che disciplina il premio di maggioranza per le elezioni del Senato della Repubblica, prevedendo che l’Ufficio elettorale regionale, qualora la coalizione di liste o la singola lista, che abbiano ottenuto il maggior numero di voti validi espressi nell’ambito della circoscrizione, non abbiano conseguito almeno il 55 per cento dei seggi assegnati alla regione, assegni alle medesime un numero di seggi ulteriore necessario per raggiungere il 55 per cento dei seggi assegnati alla regione.
Anche queste norme, nell’attribuire in siffatto modo il premio della maggioranza assoluta, in ambito regionale, alla lista (o coalizione di liste) che abbia ottenuto semplicemente un numero maggiore di voti rispetto alle altre liste, in difetto del raggiungimento di una soglia minima, contengono una disciplina manifestamente irragionevole, che comprime la rappresentatività dell’assemblea parlamentare, attraverso la quale si esprime la sovranità popolare, in misura sproporzionata rispetto all’obiettivo perseguito (garantire la stabilità del governo l’efficienza decisionale del sistema), incidendo anche sull’eguaglianza del voto, in violazione degli artt.1, secondo comma, 3, 48, secondo comma, e 67 Costituzione.
Nella specie, il test di proporzionalità evidenzia, oltre al difetto di proporzionalità in senso stretto della disciplina censurata, anche l’inidoneità della stessa al raggiungimento dell’obiettivo perseguito, in modo più netto rispetto alla disciplina prevista per l’elezione della Camera dei deputati. Essa, infatti, stabilendo che l’attribuzione del premio di maggioranza è su scala regionale, produce l’effetto che la maggioranza in seno all’assemblea del Senato sia il risultato casuale di una somma di premi regionali, che può finire di rovesciare il risultato ottenuto dalle liste o coalizioni di liste su base nazionale, favorendo la formazione di maggioranze parlamentari non coincidenti nei due rami del Parlamento, pur in presenza di una distribuzione del voto sostanzialmente omogenea. Ciò rischia di compromettere sia il funzionamento della forma di governo parlamentare delineata dalla Costituzione repubblicana, nella quale il Governo deve avere la fiducia delle due Camere (art. 94, primo comma, Cost.), sia l’esercizio della funzione legislativa, che l’art. 70 Cost. attribuisce collettivamente Alla Camera ed al Senato. In definitiva, rischia di vanificare il risultato che s’intende conseguire con un’adeguata stabilità della maggioranza parlamentare e del governo. E benchè tali profili costituiscano, in larga misura, l’oggetto di scelte politiche riservate al legislatore ordinario, questa Corte ha tuttavia il dovere di verificare se la disciplina legislativa violi manifestamente, come nella specie, i principi di proporzionalità e ragionevolezza e, pertanto, sia lesiva degli artt. 1, secondo comma, 3,48, secondo comma, e 67 della Costituzione.

DEVE, PERTANTO, DICHIARARSI  L’ILLEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE DELL’ART. 17, COMMI 2 E 4, DEL D.LGS. N° 533 DEL 1993.

TERZA CENSURA

Continua citazione sentenza.

5.- Occorre, infine, esaminare le censure relative all’art. 4, comma 2, del d.P.R. n. 361 del 1957 e, in via consequenziale, all’art. 59, comma 1, del medesimo d.P.R., nonchè all’art. 14, comma 1, del d.lgs. n. 533 del 1993, nella parte in cui, rispettivamente, prevedono: l’art. 4, comma 2, del d.P.R. n. 361 del 1957, che “Ogni elettore dispone di un voto per la scelta della lista ai fini dell’attribuzione dei seggi in ragione proporzionale, da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista”; l’art. 59 del medesimo d.P.R. n. 361, che “Una scheda valida per la scelta della lista rappresenta bun voto di lista”; nonchè l’rt. 14, comma 1, del d.lgs. n. 533 del 1933, che “Il voto si esprime tracciando, con la matita, sulla scheda un solo segno, comunque apposto, sul rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta”.

Secondo il rimettente (Corte di Cassazione n.d.r.), tali disposizioni, non consentendo all’elettore di esprimere alcuna preferenza, ma solo scegliere una lista di partito, cui è rimessa la designazione e la collocazione in lista di tutti i candidati, renderebbero il voto sostanzialmente “indiretto”, posto che i partiti non possono sostituirsi al corpo elettorale e che l’art. 67 Cost. presuppone l’esistenza di un mandato conferito direttamente dagli elettori. Ciò violerebbe gli artt. 56, primo comma, e 58, primo comma, Cost., l’art. 117, primo comma, Cost. , in relazione all’art. 3 del protocollo della CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, n.d.r.), che riconosce al popolo il diritto alla “scelta del corpo legislativo”, e l’art. 49 Cost. Inoltre, sottraendo all’elettore la facoltà di scegliere l’eletto, farebbero sì che il voto non sia nè libero, nè personale, in violazione dell’art. 48, secondo comma, Cost.

5.1.- La questione è fondata nei termini di seguito precisati.

Primo e secondo capoverso omissis.
In questo quadro, le disposizioni censurate, nello stabilire che il voto espresso dall’elettore, destinato a determinare per intero la composizione della Camera e del Senato, è un voto per la scelta della lista, escludono ogni facoltà all’elettore di incidere sull’elezione dei propri rappresentanti, la quale dipende, oltre che, ovviamente dal numero dei seggi ottenuti dalla lista di appartenenza, dall’ordine di presentazione dei candidati nella stessa, ordine di presentazione che è sostanzialmente deciso dai partiti. La scelta dell’elettore, in altri termini, si traduce in un voto di preferenza esclusivamente per la lista, che – in quanto presentata in circoscrizioni molto ampie, come si è rilevato – contiene un numero assai elevato di candidati, che può corrispondere all’intero numero dei seggi assegnati alla circoscrizione, e li rende, di conseguenza, difficilmente conoscibili all’elettore stesso.
omississ.
Nella specie, tale libertà risulta compromessa, posto che il cittadino è chiamato a determinare l’elezione di tutti i deputati e di tutti senatori, votando un elenco spesso assai lungo (nelle circoscrizioni più popolose) di candidati, che difficilmente conosce. Questi, invero, sono individuati sulla base scelte operate dai partiti, che si riflettono nell’ordine di presentazione, sì che anche l’aspettativa relativa all’elezione in riferimento allo stesso ordine di lista può essere delusa, tenuto conto della possibilità di candidature multiple e della facoltà dell’eletto di optare per altre circoscrizioni sulla base di indicazioni del partito.
In definitiva, è la circostanza che alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione. omissis.
Le condizioni stabilite dalle norma censurate sono, viceversa, tali da alterare per l’intero complesso dei parlamentari il rapporto di rappresentanza fra elettori ed eletti. Anzi, impedendo che esso si costituisca correttamente e direttamente, coartano la libertà di scelta degli elettori nell’elezione dei propri rappresentanti in Parlamento, che costituisce una delle principali espressioni della sovranità popolare, e pertanto contraddicono il principio democratico, incidendo sulla stessa libertà del voto di cui all’art. 48 Cost. (sentenza n. 16 del 1978).
DEVE, PERTANTO, ESSERE DICHIARATA L’ILLEGITTIMITA’ DEGLI ARTT. 4, COMMA 2, E 59 DEL D.P.R. N° 361 DEL 1957, NONCHE’  DELL’ART. 14, COMMA 1, DEL D.LGS. N° 533 DEL 1993, NELLA PARTE IN CUI NON CONSENTONO ALL’ELETTORE DI ESPRIMERE UNA PREFERENZA PER I CANDIDATI, AL FINE DI DETERMINARE L’ELEZIONE.
 Omississ….>>
Ma veniamo alla nuova legge (PREGIUDICATUM) sotto il profilo del diritto per quanto riguarda la prima censura.
In questa è prevista una soglia minima, anche se portata al 37%, non è sufficiente a garantire l’eguaglianza del voto.
Inoltre, al rilievo della Corte circa la presentazione della lista in varie circoscrizioni non è stato dato alcuno ascolto ripresentando la pluricandidatatura.
Per quanto riguarda la seconda censura, c’è poco da dire. Nel “pregiudicatum” non è prevista l’elezione dei membri del Senato. Negli accordi del “nazareno” fra il pregiudicato e l’a/eba/etino sono previsti i tempi ed i modi per la soppressione. I tempi sono lunghi: occorre una legge costituzionale e una nuova legge, sempre costituzionale, che detta il funzionamento della nuova camera. Quindi ci sarà tempo pere le nuove elezioni e per far ricorso di nuova alla Consulta.
Ma veniamo alla terza censura, quella più importante che farà crollare le certezze dei due compari del “nazareno”.

LE LISTE. Il rilievo della Corte riguarda il “…numero assai elevato di candidati….,ecc…vedi sopra). In questa sede si precisa che la Corte non parla di lista corta. Quindi i compari accorciano la lista e diverse liste, anche se corte, vengono ripresentate in diverse circoscrizioni e viene aggirata la censura della lista lunga. In concreto: nella lista mettiamo 4 indagati quà, un pregiudicato in mezzo a 4 o cinque inquisiti e qualche condannato di là ed il gioco delle tre carte è fatto.

Secondo lo scrivente ci sono i profili di incostituzionalità.

Ma la censura più netta è senza appello è la violazione al diritto di scelta dell’elettore del suo rappresentante. Come si evince dal passo di cui sopra, la mancanza di scelta coarta la libertà dell’elettore che costituisce una delle principali espressioni della sovranità popolare di cui all’art. 48 della Costituzione.

In “pregiudicatum” in questa parte non è costituzionale senza ombra di dubbio. Vi è qualcuno che è di avviso contrario?. Aspetto opinioni diverse suffragate dal diritto.

Perchè il titolo “INSULTO”.

Dopo la cena del “nazareno” l’a/eba/etino ha detto: io volevo le preferenze ma il pregiudicato non ha voluto. Ecco perchè il pregiudicato va dicendo in giro che è la sua riforma. Della sentenza non gliene frega un bel nulla, anzi, ha colto l’occasione per umiliare la Corte con il suo sprezzante ghigno da pregiudicato, visto gli annullamenti delle leggi vergogna, ed ecco perchè il nuovo progetto di legge io l’ho chiamato “PREGIUDICATUM”.

Ma, per fortuna, il tempo, vista la riforma del Senato, non manca perchè i “sudditi” si sveglieranno e torneranno cittadini.

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L’ANGELO DELL’APOCALISSE

settembre 30, 2013

 …..ED IL TERZO GIORNO SCESE UN ANGELO DAL CIELO……

In questi ultimi giorni abbiamo visto il più bieco ed ottuso servilismo da una parte politica del nostro Paese culminato con le dimissioni dei Ministri del Governo dell larghe offese agli italiani.
Mercoledì vedremo se ai cortigiani del puttanaio saranno serviti questi due giorni per leggere questo passo bellissimo dell’Apocalisse dell’Evangelista San Giovanni.

  
“Allora vidi scendere dal cielo un angelo che teneva in pugno la chiave del mondo sotterraneo ed una lunga catena. E l’Angelo afferrò il Mostro, lo gettò in quel mondo, con la chiave chiuse l’entrata. La sigillò sopra di lui affinchè non potesse più ingannare nessuno. Poi, seduti sul trono, vidi coloro a cui Dio aveva chiesto di giudicare i servi del Mostro, i complici del Mostro. Erano le anime dei decapitati, quei giudici, le anime delle persone uccise dal Mostro perchè s’erano messe da parte del Bene. Erano anche le anime di coloro che ai piedi del Mostro non s’erano mai inginocchiati, che al Mostro non avevano mai eretto statue, e che quindi non avevano mai avuto il marchio sulla fronte e sulla mano. E questi morti tornarono in vita, vissero per mille anni.”.
 
OH come vorrei che quell’Angelo scendesse ancora una volta con destinazione l’harem puttanaio del latrin lover da hardcore!!!!

 

CHE IL SOGNO RISORGIMENTALE (NON PIU’ IMMAGINARIO) DI UN ITALIANO SI SIA AVVERATO?

agosto 5, 2013
 
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L’anagrafe – spiegarono i giudici  omissis, omissis, omissis e omissis – non dà alcun diritto ai domiciliari automatici. Dunque omissis doveva restare in cella per “gli ingenti danni cagionati” e per “la mancanza, a tutt’oggi, di una effettiva consapevolezza delle proprie responsabilità morali e giuridiche, ma soprattutto dell’intenzione – con fatti concreti ed effettivi e non con mere dichiarazioni di intenti – dimostrare una adeguata revisione critica, un effettivo ripensamento ed anche pentimento per i danni cagionati”.
 
Pare proprio il ritratto di Silvio Berlusconi.
 
 
E’ la chiusura finale di un articolo di MARCO TRAVAGLIO in data odierna su “IL FATTO QUOTIDIANO”  a cui vi rimando.
 
Ho omesso i nome dei giudici per ovvi motivi ed il nome del condannato cui sono stati rifiutati i domiciliari. Aveva oltre 73 anni, ma aveva arrecato un enorme danno all’economia italiana.
 
Per poter assegnare gli arresti domiciliari al pregiudicato il Giudice di Sorveglianza deve tener conto di alcuni parametri e doveri che il pregiudicato nella foto ha calpestato, cito alcuni, e cioè: pericolo di fuga, aver causato ingente danno all’economia del paese (nel caso di specie il cainano ha evaso le tasse con frode a danno degli italiani), non aver altre pendenze giudiziarie (ha altri quattro processi di cui in primo grado ha già rimediato altri otto anni in due e gli altri due non si annunciano bene per lui), tenere un atteggiamento rispettoso verso la Magistratura e le Istituzioni (sappiamo cosa hanno fatto i suoi lanzichenecchi davanti al tribunale di Milano e cosa stanno facendo oggi), ammettere la colpa cioè di aver causato danno agli italiani evadendo il fisco con frode (ma nè lui nè i suoi Prìncipi del Foro lo hanno ammesso.
 
Questo in breve, per il resto rimando all’articolo di Travaglio.
 
Si spiega il motivo dei ricatti al Quirinale e l’evocazione di una guerra civile: i capilanzichenecchi hanno capito che se un Giudice c’era a Berlino c’è anche a Milano ed è quasi certo se non naturale che il Latrin Lover da Hardcore finisca la sua carriera dietro le sbarre.
 
Sento ventilare ipotesi di lasciapassare. Sì, ma ad una condizione: che restituisca tutti i soldi tolti agli italiani e quelli depositate nelle isole Cayman. Dopo può andare in una isola deserta del Pacifico portando dietro l’esercito dei lanzichenecchi con al seguito le pitonesse-
 
Solo così l’aria in Italia sarà più salubre.
 
Se le Istituzioni e classe politica permetteranno ad un soggetto del genere pluripregiudicato di continuare a fare i propri interessi a danno nostro, l’Italia avrà raggiunto il fondo e non ci sarà più democrazia e la Costituzione stracciata.
 
Che ciò non avvenga altrimenti sarò costretto ad espatriare e chiedere asilo politico altrove.   

IN RICORDO DI ENZO BIAGI

settembre 6, 2011
Enzo_biagi

IO C’ERO

E’ lultimo libro di Enzo Biagi pubblicato postumo (era nato il 9/8/1920 ed è morto il 6/11/2007) nel novembre 2008, prima edizione da Rizzoli.
La prefazione è di Loris Mazzetti.
Nel libro il grande giornalista e scrittore, lui si autodefinisce “cronista”, ricorda 62 anni di interviste e di cronache che vanno dal 1945 al 2007, quindi fino agli ultimi giorni della sua vita terrena: dalla liberazione, quando cioè i partigiani entrarono a Bologna con lui nei camion, ai giorni nostri.

Partigiani_sfilano_su_automezzi_a_Bologna con Enzo Biagi

Io cercherò, per quanto possibile, di paragonare quei tempi da lui vissuti con i giorni nostri e vedere se ci sono differenze oppure tutto è rimasto uguale o, peggio, se le cose sono peggiorate.

Nei tre lustri susseguenti l’anno della liberazione ci sono alcuni episodi narrati nelle interviste fatte da Biagi.
La prima alla Signora Catti, figlia prediletta di Alcide De Gasperi, che traccia così la figura del padre: “Era stato educato nel Trentino. Aveva cioè, una mentalità particolare. Rispettava il Pontefice, come deve fare un cristiano,  ma la sua libertà consisteva nella difesa di una certa linea, nel respingere le ingerenze che considerava ingiuste; conosceva i doveri di un capo di Governo”.

AlcideDeGasperi
Questo senso di libertà così spiccato, tanto da fargli dire di no parecchie volte al Vaticano, è stata la causa della scarsa attenzione da parte della Chiesa Cattolica nei suoi confronti e la guerra interna al partito di appartenenza portata avanti dai capo-corrente “clericali” legati mani e piedi al Vaticano.
Vedete la somiglianza tra il Vero De Gasperi ed il falso New Statista Autodefinito “Novello De Gasperi”?. Io penso che il VERO si sia rivoltato dalla tomba ed ogni notte appaia in sogno da incubo all’Autodefinito ed alla sua clacque di “clericali”.

Un altro episodio che voglio mettere in comparazione riguarda l’allontanamento dei fedeli dalla frequentazione delle funzioni religiose.
Il tema viene trattato da Riviste Cattoliche come “Orientamenti Pastorali”, teologi, gesuiti ecc. La rivista così si esprime attraverso il recensore dell’articolo: “Ci accusano di essere alleati dei ricchi” diceva un predicatore “ci rimproverano una scarsa azione sul terreno sociale, e ci attribuiscono tutte le colpe dei vari governi succedutesi dal ’45 ad oggi. E qualcuno, persino le colpe di quello di prima.”.
In questo caso nulla è cambiato: anzi è peggiorato. Vediamo come la Chiesa condiziona la vita politiva del Paese e l’accusa di allora è tutt’ora valida e non so quando questa ingerenza terminerà.
Siamo negli anni ’50: solo il 36% della popolazione frequenta le funzioni. A Milano, secondo un’ichiesta di Azione Cattolica, il 38%.
Io non ho dati attuali, ma stando ai lamenti dei sacerdoti parrocchiani, oggi le chiese sono semivuote e lo spazio riempito è composto da generazione vecchia.
I giovani ora, come allora, sono spinti, pressati dai bisogni, verso il raggiungimento della felicità terrena con l’appagamento dei bisogni con mezzi più sbrigativi: la politica.
Ecco: riporto un passo che mi ha colpito molto del sacerdote teologo CARLO COLOMBO.

carlo colombo

“La politica che prepara un più sicuro avvenire alla Chiesa è quella ispirata alla carità più profonda e più ardita”.
Nulla di tutto ciò è stato fatto in questi anni del dopoguerra. Chi ci ha provato, e vedremo in seguito chi, è stato eliminato dopo essere stato emarginato.
Mentre i gesuiti milanesi scrivevano nella loro rassegna “Aggiornamenti Sociali” che “ad un governo ostentatamente ossequiente verso la religione, ma insensibile alle istanze sociali, si deve preferire un governo forse ostentatamente legato a certe formule di rispetto, ma che faccia una sana politica in favore delle classi più disagiate”.
IMPRESSIONANTE
Sembra scritto ieri. E’ mettere all’indice la politica governativa e quella di oltre tevere. E’ anche un ammonimento dopo le fornicazioni vaticane, vedasi le colazioni, i pranzi e le cene dei maggior esponenti vaticani, con i governi berlusconiani che nulla hanno fatto per le classi più disagiate. Anzi, hanno contribuito alla formazione di varie “cricche” e “sodalizi criminosi” per l’arricchimento illegale “ad personam” o “ad aziendam”.

Per capire l’indipendenza dai partiti del “GIORNALISTA” Biagi bisogna leggere quanto scrive e racconta degli episodi vissuti.
“Presi presi servizio il 1° ottobre 1961: (esattamente 50 anni fa n.d.r.) fui assunto con inquadramento nella direzione centrale dei servizi giornalistici, con il titolo e le funzioni di vicedirettore centrale e direttore dei servizi giornalistici tv.
La mia presenza al telegiornale era un segnale di cambiamento, ma voglio chiarire che lì rappresentavo solo me stesso, non ero l’uomo di fiducia del PSI. Per un mese feci il lavoro a modo mio, buttando la sagra del fragolone, il taglio del nastro, l’inaugurazione del ministro tal dei tali. (Qui viene l’esempio più fulgido della sua libertà n.d.r.) Mi ricordo di un sottosegretario che disse “vado all’infiorata di Gensano e lei dovrebbe  mandare una troupe”. Gli risposi: “Scusi perchè?”. “Perchè è un’importante cerimonia relogiosa.” “Se lei si confessa, io le mando una troupe.”
Non se ne fece più nulla.”
E Biagi aggiunge: “Da subito cominciarono i problemi………omissis…”
Gli uomini liberi nella storia moderna, ovunque e specialmente in Italia, sono stati avversati dai politici di turno al potere. Siamo arrivati all’asservimento della testata giornalistica del TG1 di Minchiolini al volere del piduista con tessera n. 1816 e della sua “corte” di cortigiani corrotti.
C’è da rimpiangere quei tempi. Almeno sapevamo che a dirigere i servizi giornalistici vi erano persone nate nel “ventennio” fascista ed avevano maturato il vero senso della libertà intellettuale. Non come alcuni giornalisti attuali pagati e prezzolati dal potere dominante innalzati nei piedistalli di comando per ripetere la “velina” del padrone.
Lo so, erano altri tempi. Ritorneranno quei tempi? Io me lo auguro e spero di sì.

Cinquant’anni fa i codizionamenti ai giornalisti RAI erano più sofisticati: non c’erano “editti bulgari”.
Ecco come Biagi racconta il suo periodo romano.
“Ma a Roma non mi trovavo bene: tutto era politica, tutto doveva procedere secondo certi canoni, tutto era stato già stabilito, tutto seguiva una via segnata. Più volte mi chiesi perchè, conoscendo il mio carattere e sapendo che non ero un tipo maneggevole , Bernabei mi aveva chiamato , ma non c’è stato tempo per la risposta perchè dopo un mese gli dissi che sarei rimasto solo per un anno. Dopo dodici mesi tolsi puntualmente il disturbo e vuotai i cassetti….omissis.”
A questo punto Biagi ricorda le lettere di solidarietà che gli sono pervenute: Enrico Emanuelli dice tra l’altro “…ma penso che a poco a poco le tue “buone ragioni” devono vincerla sulle stupitaggini di qualcuno che non ha capito niente o che fa finta di non capire. Tranne qualche servo sciocco, tutti ti hanno difeso, e questo deve essere una prima grande soddisfazione…..”.
Cosa direbbe oggi Enrico Emanuelli di Minchiolini e della sua cricca che stanno portando la RAI nel baratro più profondo!!!.

Nino Nutrizio scrive “…..ti auguro di tenere duro nel mare di guai in cui ti sei messo e penso che, se fai la faccia feroce a tutti, la spunterai più facilmente di quanto oggi tu possa credere. In definitiva, a Roma, in una massa di gente che cala facilmente le brache, se si trova uno che sa dire di no, ha partita vinta…..”.
Chissà perchè mi viene in mente sempre e solo lui: Minchiolini:

Ma il pensiero più bello e più tranciante e nello stesso tempo ironico glielo ha mandato Guareschi che scrive: “Caro Biagi, sono molto preoccupato per te. Tu, dunque, non sai che Guareschi non fa notizia neppure se gli succede di morsicare un cane? E’ mai possibile? Non commettere mai più simili imprudenze:  se intendi rimanere alla RAI-TV, devi dimenticare di essere una persona onesta ed intelligente. (sembra scritto per raffigurare una sola persona: sempre lui. Minchiolini. n.d.a.) . Ti ringrazio e ti saluto con sincero affetto, dall’esilio Giovanni Guareschi.”.

Garinei e Giovannini scrivono tra l’altro: “…..da parte nostra ti giungano le nostre più affettuose felicitazioni per il pezzo da te firmato. E’ un classico da “antologia tv”. Mamma mia quanto sei bravo! (E tra le righe puoi leggere, in quest’ultima frase, una malcelata invidia.). Un abbraccio, un invito a perseverare (ricordati che Bernabei ti guarda)….”.

Ma il pensiero, che io chiamo premonitore, che anticipa di quarant’anni l’editto bulgaro, è di Giangiacomo Feltrinelli che così gli scrive:
“Caro Biagi, nel momento in cui lei viene personalmente e faziosamente attaccato per la sua obiettività e serenità giornalistica, voglio esprimerle tutta la mia solidarietà ed affettuosa amicizia. Giangiacomo Feltrinelli”.

Poi arriva la solita lettera di Bernabei, quella di rito quando un giornalista lascia educatamente dall’entrata principale senza sbattere la porta.

Le pagine che mi hanno colpito moto sono quelle dedicate ad Enrico Mattei ed al mistero della sua scomparsa.

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Biagi riporta un lato della bontà di Mattei dal racconto dei personaggi che lo hanno conosciuto e vissuto insieme come la vedova, Greta, la sorella Maria e l’autista Rino Pacchetti, medaglia d’oro alla Resistenza.
Pacchetti dice tra l’altro: “……..omissis….Dall’alto del grattacelo di Metanopoli mi mostrò la pianura lombarda: “Trecento ettari sono nostri: Ho cominciato pagando i terreni quattrocentosessanta lire al metro, senza dire nulla a nessuno. Non volevo correre rischi. Adesso ne vale cinquantamila. E tutto quello che vi è stato costruito sopra non ci costa niente.”.
Era soddisfatto, continua Pacchetti: “Vede: ho voluto una città intera per i miei operai: hanno tre camere ed il bagno, come gli impiegati, e campi da tennis, piscine, stadio, chiesa, e c’è anche un piccolo zoo per i bambini. Quì siamo tutti uguali e quando il lavoro è finito tutti debbono potersi mettere una camicia bianca. “.

Che uomo stupendo!
E’ proprio vero: il Signore per vie a noi sconosciute richiama a Sè sempre i migliori! Magra consolazione per coloro che sopravvivono.

Mi sono chiesto: è uno dei motivi che ha scatenato i nemici occulti e portato alla morte? Ma c’è un altro lato del carattere di Mattei che potrebbe aver scatenato la rabbia dei “poteri forti”.
Con una premessa voglio introdurre l’altro episodio.

Reguzzoni, capogruppo leghista alla Camera dei Deputati, il cui capo ordinò a suo tempo un tir di carta igenica dai tre colori della nostra bandiera, lo stesso che alla signora veneziana che sventolava la bandiera dal balcone disse di andarci pulircisi il “culo”, in un intervento recente ha detto che il Quirinale aveva in dotazione 43 auto blu, sottacendo quanti ne aveva la Camera , lui i suoi portaborse ecc. ecc.
Ecco come agì Mattei per lo stesso caso:
“……omissis….Era appena tornato dall’America, dove aveva scoperto che gli executives non si facevano portare in giro dalle macchine della società, ma si muovevano con la propria. Chiamò il capo del personale: <Quante sono le automobili che prelevano e riaccompagtnano a casa i diregenti?>, <saranno una ventina>. <Mi dica una cifra precisa. Quante a Roma, quante in Italia.> <In Italia saranno….devo controllare. Saranno, penso, un centinaio.> <Non pensi: vada a vedere, e mi prepari un prospetto con tutti i nomi dei beneficiari. Da domani il servizio è abolito.> <Abolito?> <Esatto. Ognuno va e viene con la sua vettura.>

Ecco, se ci fosse oggi un “Mattei” la Lega e Reguzzoni non esisterebbero. Ed è un altro motivo della sua scomparsa: Mattei era scomodo alle “sette sorelle”, e soprattutto ad alcuni “capibastoni” della politica italiana.

Un altro pregio letterario, secondo me, di Enzo Biagi era quello di esporti con semplicità e con esempi illuminanti i principi fondanti della nostra Carta Costituzionale.
Tutti ricordiamo che ultimamente ai referendum abbiamo detto che “tutti siamo uguali davanti alla legge”, art. 3.
Ebbene Biagi non ce lo sbatte in faccia con violenza, ma con delicatezza ponendoci le domande fatte ad un avvocato penalista, uno dei più bravi e conosciuti dei tempi: ADOLFO GATTI.

Adolfo Gatti in quegli anni era difensore di Felice Ippolito accusato e poi processato per irregolarità amministrative al CNEN.
“Se lei fosse imputato di un crimine, da quale tribunale vorrebbe essere giudicato?”. Sentite come ha risposto l’Avvocato: voi penserete come il piduista tessera n. 1816 ed i suoi cortigiani? NO! NO!!
“”Da una corte inglese, perchè sarei processato rapidamente, senza formalità, e con la certezza che davanti al magistrato, la cui autorità è altissima, IO E LA REGINA SIAMO SULLO STESSO PIANO”.

Questo è un insegnamento per le generazioni future, dopo che questa generazione spazzi via il “ventennio berlusconiano” che con leggi  “ad personam” , tra cui processi brevi e lunghi ed altro ha provacato guasti irreparabili alla Giustizia, affinchè non ne rinascono altri simili.

Al principio primo e fondante di ogni democrazia moderna, cioè l’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge compresi i regnanti, prìncipi ed aderenti alle varie logge massoniche (anche la P2 e suoi adepti), si accompagna un altro principio inrinunciabile dei cittadini: IL DIRITTO DI ESSERE INFORMATO ED IL DOVERE DEL GIORNALISTA DI RIPOSTARE I FATTI COSI’ SONO AVVENUTI E DA LUI CONOSCIUTI.

Il 22 giugno 1970 Enzo Biagi nell’assumere la direzione del “Resto del Carlino” pubblica il suo editoriale e dice tra l’altro: “……..omissis….Secondo le consuetudini, sarebbe anche opportuno che annunciassi un programma. E’ abbastanza semplice. Racconteremo i fatti, senza cadere nel tanto diffuso peccato di omissione. Non abbiamo nulla da temere e da offrire, e niente da nascondere. “La verità non ha partito”: non è un motto del reazionario Pelloux, una trovata qualunquistica di Guglielmo Giannini, o una massima di Mao; l’ha detto GIACOMO MATTEOTTI. Tu, lettore, sei il nostro vero padrone: viviamo di copie e di pubblicità. Se non sei soddosfatto diccelo. Ci aiuterai a migliorare…….segue….”

Sono le parole dello stesso programma dell’unico giornale non finanziato dallo Stato: “IL FATTO QUOTIDIANO”.
E’ il giornale, secondo la figlia Bice in una recente intervista al giornale, oggi, se fosse in vita, Enzo Biagi scriverebbe.
Il 30 giugno del 1971 nel concedarsi dal suo pubblico ribadisce il suo pensiero di come deve essere inteso la professione del Giornalista, l’essenza della professione: “……UN SERVIZIO RESO AL PUBBLICO, UNICO E VERO PADRONE…..”

Ma il cronista per raccontare i fatti come sono avvenuti e come sono da lui conosciuti deve essere libero e non condizionato da lacci e lacciuoli.
Enzo Biagi riporta nel libro l’intervista che fece ad Enrico Berlinguer appena eletto Segretario del PCI nel 1972

BERLINGUER

Diceva Berlinguer: “…….omissis…Ci sono alcune libertà, come quella di stampa, che hanno un VALORE ASSOLUTO. Ma bisogna che ci siano anche certi MEZZI per RENDERLE EFFETTIVE….segue….”

I mezzi sono le leggi. Le leggi nascono dal Parlamento formato da Deputati e Senatori, eletti dal popolo sovrano, ma nel loro interno divisi per “lobby”.
Non è una mia tesi cervellotica, è un dato di fatto e serve a smontare quello che il Prof. Massimo Severo Giannini definì la Camera dei Deputati come “LO STUPIDARIO DI MONTECITORIO”. Definizione associata in una intervista alla “Stampa” in cui si affermava che “I deputati sono degli imbecilli e fanno leggi penose”.

Massimo Severo Giannini

Sono d’accordo con il Prof. Giannini nonchè Ministro della Funzione Pubblica e Senatore, ma con un “distinguo”. Cioè: le leggi penose ci sono, ma sono quelle che si applicano per il popolo e che per la “casta” si devono “interpretare” e sono di difficile interpretazione perchè “penose”, ergo non sono “imbecilli” in quanto le leggi che a loro dànno dei privilegi sono semplici e nascoste e taciute al “popolo (sovrano?, fate voi)”.

Ed a proposito di cretini, sinonimo di imbecilli, nel Parlamento attuale ne abbiamo, senza smentire me stesso perchè la definizione non è mia, di grande e di piccola “levatura”. Il nostro Ministro dell’Economia, se ci fate caso, gira sempre con le mani in tasca. E sapete perchè?

Pitigrilli

Conosce il pensiero di Pitigrilli il quale capiva il bacio del lebbroso ma non la stretta di mano al cretino: con le cose che si vedono, sarebbe costretto a girare con le mani in tasca.

Siamo arrivati, tracciando i passi che più mi hanno colpito, agli anni 2000. Gli anni che hanno segnato il nuovo millennio con l’introduzione della moneta unica europea, la morte di Bettino Craxi  e, soprattutto, de “EDITTO BULGARO”.

Sulla vicenda Craxi si è detto di tutto, poco si può aggiungere. Il quadro che dipinge il cronista Biagi è commovente. Inizia con un detto di un poeta tedesco che dice che con la morte si spengono le fiamme dell’odio. Lui aggiunge anche il clamore delle polemiche.
Ricorda Craxi come uomo sofferente con il volto di un vecchio gonfio e malato. Craxi ha sempre detto di essere stato trascinato nella disavventura di “Tangentopoli” a “sua insaputa”. Il capo socialista coniò l’assioma: tutti colpevoli tutti innocenti.
Però come maestro di B. Bettino è stato un grande.
B. (in questo caso sta per Bettino) non sapeva nulla delle tangenti, ma nel contempo accumulava ricchezze che ancora oggi non si sa dove le ha nascoste.
Dicevano i giovani rivoluzionari francesi che contribuirono alla presa della Bastiglia: “Non si può regnare ed essere innocenti”. E Forlani, altro protagonista della prima Repubblica, ammise a quel tempo: “In Italia non ci sono vergini”. E’ evidente che allora si riferiva ai politici. Ma se consideriamo il ventennio trascorso e considerando gli ultimi avvenimenti possiamo dire che parlare di “verginità” perduta di un politico è riduttivo: coloro che hanno perso la “verginità” politica si offendono. Ora è diventata un “puttanaio” e detta con una parola soft inventata di recente dal Sen. Guzzanti: “MIGNOTTOCRAZIA”. Il tutto condito dalla espressione del compagno Formica che diceva, allora: “Il convento è povero, ma i frati sono ricchi.”. Soltanto che ora i frati sono ultraricchi con superville e superbarche ecc. ecc. mentre il “convento Italia” è sull’orlo del fallimento.
B. (Bettino) ha sempre sostenuto che lui non ne sapeva nulla. Lui era contro la tesi della doppia morale, “una per il prìncipe ed una per i sudditi, una per lo Stato ed una per i cittadini, una per il partito ed un’altra per il popolo”; lui di certi traffici non si occupava, anzi non sapeva nulla; a smentirlo c’è un proverbio americano, valido in tutto il pianeta, che dice: “una foglia non può diventare gialla senza che lo sappia tutto l’albero.”
B. (sta per Berlusconi), seguace piduista di Bettino, in tutti i suoi processi ha raccontato la stessa barzelletta gabbando la maggioranza credulona degli italiani.

E siamo arrivati all’avvenimento che, Enzo Biagi usa il verbo “cambiare”, io dico ha sconvolto la vita del grande giornalista:

L’EDITTO BULGARO

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Ecco come descrive quel giorno:
“Il pomeriggio del 18 aprile (2002 n.d.a.), come tutti i giorni, ero nella redazione de Il Fatto insieme con i miei collaboratori, quando arrivò quell’agenzia che mi ha cambiato la vita.
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, limprenditore che tanto aveva fatto e detto per avermi alla sua corte, dalla Bulgaria, durante una conferenza stampa nel World Trade Center di Sofia, la “Sapiente”, guarda l’ironia della geografia, con il Primo Ministro Simeone Sassonia Coburgo Gotha, accusò il collega Michele Santoro, il bravissimo comico Daniele Luttazzi e il sottoscritto: la RAI tornerà ad essere una tv pubblica, cioè di tutti, cioè oggettiva, cioè non politica, cioè non partitica e non faziosa come è stata con l’occupazione militare della sinistra. L’uso fatto da Biagi, da quel ….. come si chiama? ah Santoro, e da Luttazzi della televisione pubblica pagata con i soldi di tutti è stato un uso criminoso . (La colorazione è d.a.) Preciso dovere di questa nuova dirigenza sia quello di non permettere più che questo avvenga. Ove cambiassero non c’è un problema ad personam, ma siccome non cambieranno….”. Il resto lo lascio al futuro lettore del libro.
Mie Considerazioni: l’allievo prediletto di Licio Gelli aveva il progetto di assoggettare al suo potere i giornalisti liberi con ogni mezzo. Se non riusciva con il denaro allora ricattava la propietà dei giornali della concorrenza per crearne il vuoto e l’isolamento del giornalista libero. Santoro ha dovuto ricorrere nei Tribunali per poter lavorare ed ora sappiamo come è finita la sua storia. Per Luttazzi ancora dura l’ostracismo, mentre per Biagi la riammissione fu decretata a furor di popolo, ma non riebbe il suo spazio: gli fu dato uno strapuntino, in ultima serata.
In RAI ci sono tanti “minchiolini” che fanno a gara a prostrarsi prono all’utilizzatore finale di “vergini che si offrono al drago” per la sete di potere.
Cercò di comprare, a suo tempo anche Di Pietro, ma gli è andata male, anzi malissimo: i suoi giornali hanno dovuto sborsare miglioni di lire o migliaia di euro nei processi.

Le parole più belle Biagi le scrive quando racconta del suo primo giornale durante la Resistenza. Io le considero il Testamento etico-professionale di un Giornalista dalla schiena dritta.
Ecco il passo più bello: “…..omissis….Da due anni ero giornalista professionista, così con i pochi mezzi che avevamo, feci un giornale, “Patrioti”, due pagine che stampavamo oltre il fronte, a Porretta Terme. Ne uscirono tre numeri…..omissis….Il primo numero uscì il 22 Dicembre 1944; accanto al logo della testata, dove oggi viene messa la pubblicità, scrissi: Esercito Partigiano, Divisione Bologna. L’editoriale portava il titolo “Perchè l’Italia viva”. Cominciava così: “Ciò che hai fatto non sarà dimenticato. Nè i giorni, nè gli uomini possono cancellare quanto fu scritto col sangue. Hai lasciato a casa tua madre, per correre alla montagna. Ti han chiamato “bandito”, “ribelle”; la morte ed il pericolo accompagnavano i tuoi passi. Scarpe rotte, freddo, fame, e un nemico che non perdona. Sei un semplice, un figlio di questo popolo che ha sofferto e che soffre: contadino o studente, montanaro od operaio. Nessuno ti ha insegnato la strada: l’hai seguita da solo, perchè il cuore ti diceva così. Molti compagni sono rimasti sui monti, non torneranno. Neppure una croce segna la terra dove riposano. La tua guerra è stata la più dura, tanti sacrifici resteranno ignorati. Contadino o studente, montanaro od operaio, ti sei battuto da soldato. E da soldati sono caduti coloro che non torneranno….GIOSUE’ BORSI,

Borsi

poeta e combattente, lottò e cadde per un’Italia più grande, ma soprattutto “per un’Italia più buona”. Anche tu vuoi che da tanti dolori nasca un mondo più giusto, migliore, che ogni uomo abbia una voce e una dignità. Vuoi che ciascuno sia libero nella sua fede, che un senso di umana solidarietà leghi tutti gli italiani tornati finalmente fratelli. Vuoi che questo popolo di cui sei figlio viva la sua vita, scelga e costruisca il proprio destino. Non avrai ricompense, non le cerchi. Sarai pago di vedere la patria, afflitta da tante sciagure, risollevarsi. Uno solo è il tuo intento: perchè l’ITALIA VIVA.
Il “testamento” è attuale: è di ammonimento e sprone a noi che siamo sopravvissuti, a non abbassare la guardia ed andare sempre con la schiena dritta.

Le ultime righe del libro riguardano la ricorrenza del 25 Aprile. Ecco come Biagi con parole semplici e toccanti lo ricorda: “……omissis…..Fra poco sarà il 25 Aprile (2007 n.d.a.). Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa RESISTENZA non è mai finita. C’è sempre da resistere a qualcosa, a certi poteri, a certe promesse, a certi servilismi. Il revisionismo a volte mi offende: in quei giorni ci sono state anche pagine poco onorevoli; e molti di noi, delle Brigate partigiane, erano raccogliticci. Ma nella Resistenza c’è il riconoscimento di una grande dignità. Cosa sarebbe stata l’Italia agli occhi del mondo?….segue”. 
Già, cosa scriverebbe Enzo Biagi oggi nel vedere cosa è diventata l’Italia agli occhi del mondo governata dal latrin lover da hardcore?

UN GIUDICE – A RICORDO DI FABRIZIO DE ANDRE’

luglio 27, 2011

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‘NA CAROGNATA  DE’ NA FIGURETTA
DE’ SOR BRUNETTA

Fannullone Brunetta dormiente

“Un Giudice” è una canzone del “Poeta-cantautore” Fabrizio De Andrè tratta dall’album “Non al denaro non all’amore nè…” che invito tutti a riascoltare. Un album inciso nel 1971, esattamente 40 anni fa e parla di un….sor brunetta.

Ma io voglio ricordare quello che ebbi a scrivere di questo misererrimo e squallido rappresentante della Repubblica in questo blog che ripeterò  per far capire quanto io lo consideri. Raccontai quello che il mio professore di matematica nell’anno 1954, quando frequentavo il secondo anno dell’Istituto Tecnico Commerciale, per farci capire le grandezze grometriche e le loro differenze ci pose ad esempio le differenze tra segmento, retta  e semiretta ponendosi in prima persona. Infatti  era alto (o basso?) non più di centoquaranta-cinquanta centimetri e disse: il segmento ha un inizio ed una fine, la retta non ha inizio e non ha fine, la semiretta ha un inizio ma non ha una fine. Salì sulla cattreda e mostrando più possibile la sua persona aggiunse queste testuali parole “Vedete l’intelligenza di una persona non si misura dai piedi alla testa, ma dalla testa in sù. Avete capito ora la differenza tra segmento e semiretta?” Vi posso assicurare, io l’ho capita, sono diventato bravissimo in matematica ed ancora, a distanza di circa sessant’anni, ricordo l’episodio. Voi direte che c’incastra cor sor brunetta: ce ‘ncastra ce ”ncastra. Al posto della MATERIA GRIGIA (ALIAS INTELLIGENZA) metteteci gli aggettivi più dispregiativi che un uomo (o mezzo) come lui possa meritare e vedete che effetto che fa.

L’effetto è quello che canta De Andrè nella canzone che dice ad un certo punto”…il nano è una carogna di sicuro perchè ha il cuore troppo troppo vicino al buco del culo….”.

Diffondete la canzone UN GIUDICE

LOGGE MASSONICHE P2 – P3 – P4 – P5—->inf.!!!!

luglio 27, 2011

L’ITALIANO MEDIO S’INTERROGA: COME MAI LA MASSONERIA COPERTA RESISTE ANCORA (come la mafia?)? MA GLI STORIOGRAFI, I FILOSOFI GLI ANALISTI POLITICI ECC. ECC. LO HANNO SPIEGATO AGLI ITALIANI? E’ BUIO ASSOLUTO!!! 

LA GENESI

Licio Gelli
Tutto ha inizio con la P2.
Le domande sorgono spontanee. Come è nata; come si è svoluppata; come abbia potuto generare la P3, la P4 ecc.
Le risposte, sintetizzabili in una sola, MALAPOLITICA, possiamo trovarle nelle parole del banchiere-finanziere (intimo di tale Bettino Craxi) Orazio Bagnasco rese nell’audizione davanti alla COMMISSIONE PARLAMENTARE sulla P2 presieduta da Tina Anselmi il 25/11/1982.

“…..omissis…..Le P2 (articolo determinativo plurale a significare la sua proliferazione. n.d.a.) non nascono a caso, ma occupano spazi lasciati vuoti, per insensibilità, e li occupano per creare la P3, la P4….(P5 n.d.a.) Perchè? E’ al di sopra delle mie forze, non me lo sono ancora spiegato. Da solo non sono in grado di capire come e perchè sia avvenuto.

Il sonno della coscienza e la mancanza di rispetto delle forme (e delle regole n.d.a.) aprono varchi alla P2. A chi è servito? Scoprire questo è importante. …….omissis…”.

Prima di esporre le mie riflessioni voglio riportare l’articolo di fondo della giornalista Sandra Bonsanti su Repubblica inerente alla seduta dell’8 Gennaioi 1986:
“Il Parlamento riapre i battenti dopo l’interruzione festiva e pochissimi accorrono: a mezzogiorno di ieri  (8 Gennaio 1986 n.d.a) in aula ci sono dodici deputati del PCI, c’è il demoproletario Gorla, ci sono cinque radicali, c’è Tina Anselmi, c’è il Ministro Martinazzoli che dal banco del governo segue con attenzione ogni intervento. Mancano del tutto missini, democristiani, socialisti, liberali, socialdemocratici, repubblicani….omissis…”.

Premessa: il potere della P2, e quindi di Licio Gelli, derivava dall’ampio spettro di estensione nella società italiana che era influenzata dai soci aderenti.
Infatti in essa aderivano, cominciando dalle Istituzioni, 44 (quarantaquattro) parlamentari fra Deputati e Senatori, Magistrati di ogni ordine e grado, 12 Generali dei Carabinieri, 5 Generali della Guardia di Finanza, 22 Generali dell’Esercito, 4 Generali dell’Aeronautica Militare, 8 Ammiragli, direttori e funzionari dei servizi segreti, 2 Ministri dell’allora governo, un segretario di partito, giornalisti (il più noto Maurizio Costanzo tessera n.1819), imprenditori, faccendieri (noti Bisignani e Carboni, ancora sulla breccia), scrittori (fra cui Gervaso tessera n.1813) banchieri e finanzieri, alti prelati della Chiesa Cattolica, industriali , commercialisti, editori (fra cui Angelo Rizzoli tessera n. E.19.77).

Luigi_Bisignani
Flavio Carboni
RizzoliCostanzoGervaso

Se togliamo gli alti prelati, notiamo che queste categorie, appartenenti alla P2, tutt’ora sono presenti in Parlamento, fra cui il presidente del consiglio, tessera 1816 e On. (sic!) Cicchitto tessera n.2232..
Ecco spiegato la presenza di un gruppetto di 15 presenze al dibattito sulla P2.
Molti di quei deputati assenti allora sono presenti ora in Parlamento.

Elenco per categorie lavorative degli iscritti
* Militari e forze dell’ordine:                208
* Uomini politici:                                    67
* Dirigenti ministeriali:                           52
* Banche:                                             49
* Industriali:                                          47
* Medici:                                               38
* Docenti universitari:                           36
* Commercialisti:                                  28
* Avvocati:                                            27
* Giornalisti:                                          27
* Dirigenti industriali:                            23
* Imprenditori:                                      18
* Magistrati:                                         18
* Liberi professionisti:                          17
* Attività varie:                                     12
* Società private (presidenti):              12
* Società pubbliche (dirigenti):             12
* Segretari particolari (politici)              11
* Associazioni varie:                             10
* Dirigenti RAI:                                     10
* Enti assistenziali e ospedalieri:         10
* Diplomatici:                                         9
* Compagnie aeree:                              8
* Dirigenti comunali:                              8
* Società pubbliche (presidenti):           8
* Architetti:                                            7
* Funzionari regionali:                           7
* Antiquari:                                            6
* Compagnie di assicurazione:             6
* Dirigenti editoriali:                               6
* Alberghi (direttori):                             4
* Consulenti finanziari:                          4
* Editori:                                                4
* Notai:                                                  4
* Scrittori:                                              3
* Provveditori agli studi:                        2
* Sindacalisti:                                        2
* Commercianti:                                    1

I M P R E S S I O N A N T E!!!

IL SONNO DELLA COSCIENZA.

Da più di un anno che grido SVEGLIATI  ITALIA. Non possiamo addebitare alla popolazione il propagarsi del malaffare politico: le coscienze vanno svegliate da coloro che hanno i mezzi per farlo. Costoro sono: i rappresentanti dei cittadini, i giornali, i giornalisti e le TV e tutti gli altri mezzi di comunicazione.
Quando tra queste categorie ci sono aderenti alla P2, e seguenti, costoro fanno l’esatto contrario obbedendo a Licio Gelli per l’attuazione del suo programma.
In Parlamento ci sono personaggi noti: il primo è il nostro (ohibò!) Presidente del Consiglio On.! (sic!) Silvio Berlusconi tessera n.1816 e Fabrizio Cicchitto tessera n.2232. Tra i giornalisti, oltre a Bisignani, uno dei fedelissimi di Gelli: Maurizio Costanzo tessera n.1819.

Il 4 Maggio 1982, appena istituito la Commissione, la convivente di Licio Gelli, Nara Lazzerini, scrive a Tina Anselmi: “……omissis….mi permetta di dirLe che tutti gli iscritti alla P2 sono colpevoli di aver fatto parte per diverse vie ad una associazione a delinquere, con il solo scopo di arricchirsi, truffando, ricattando d’accordo con il più delinquiente dei capi: Licio Gelli…..omissis…”.

Dopo trentanni gli stessi personaggi di allora, Bisignani, Carboni ed altri, con la P4 e P5 hanno continuato con ricatti ed altri mezzi illeciti a condizionare la società civile e la politica collusa.

Hanno continuato ad arricchirsi facendo sprofondare l’Italia verso il baratro dell’insolvenza internazionale, ovvero default ovvero fallimento.
Appurate le cause nella malapolitica e nella disinformazione mediatica, la domanda iniziale trova la risposta.

La stessa domanda fatta in questo blog l’anno scorso, è fatta dal Giudice GIULIANO TURONE, magistrato, che con Gherardo Colombo, ha scoperto gli elenchi della P2, in una “ricognizione antropologica”: “….. omissis….In conclusione, confido che gli eroici studiosi che sto evocando – esaminando, anche alla luce di questi seicento e più foglietti di appunti (di Tina Anselmi n.d.a.), l’immane documentazione ormai disponibile sulla P2 – possano un domani finalmente spiegarci come mai, nonostante l’autorevole ed esaustiva relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta, e nonostante l’importantissima e rigorosa Risoluzione 6 marzo 1986 della Camera dei Deputati, l’Italia non abbia ancora saputo mettersi decisamente alle spalle la filosofia di fondo “predemocratica” ed “eversiva” del sistema P2 : quella <<visione politica che tende a situare il potere negli apparati e non nella comunità dei cittadini politicamente intesa>>, quale emerge dal cosiddetto <<Piano di rinascita democratica>>”.
Poi continua: “In altri termini, confido che quegli studiosi possano spiegarci come mai noi ci si debba ritrovare nel Terzo millennio con un Presidente del Consiglio titolare della tessera numero 1816; e come mai noi sia costretti pressocchè ogni sera a sorbire in TV, per giunta all’ora di cena, le esternazioni del suo portavoce e capogruppo parlamentare titolare della tessera numero 2232; e come mai abbiamo dovuto persino subire le vanterie gongolanti di Licio Gelli quando – in una conferenza stampa televisiva del 31 ottobre 2008 – ha rivendicato con orgoglio alla Loggia P2 la paternità di quel documento eversivo che risponde al nome “Piano di Rinascita Democratica”, : <<Peccato non averlo depositato alla SIAE per i diritti, tutti ne hanno preso spunto: l’unico che può andare avanti è SILVIO BERLUSCONI, non perchè era iscritto alla P2, ma perchè ha la tempra del grande uomo>>.

Fabrizio Cicchitto

tessera n.2232

p2 1816
Io confido nella <<rete>>: l’Italia s’è desta. il “Palazzo” trema, cerca di limitare i danni tentando di zittire i “blogger” senza riuscirci. La “casta” vede la fine dei privilegi incalzata dalla collera degli “internauti”.

Tutto ciò che non ho detto sulla P2 per ovvi motivi di spazio e per maggiori approfondimenti si consiglia di consultare il libro.
LA  P2
NEI  DIARI SEGRETI
DI TINA  ANSELMI

A CURA DI ANNA VINCI
CASA EDITRICE – CHIARELETTERE

Tina_anselmi_art

In un appunto sull’incontro con Flaminio Piccoli del 13 aprile 1983 scriveva:

“Cossiga aveva buoni rapporti con la P2 e Gelli, ed è rimasto vittima, durante il rapimento di Moro, dell’azione di Gelli e della P2. Ciò spiega il suo crollo e le dimissioni”.

E per risollevarlo è stato eletto, poi, Presidente della Repubblica.

Ed ancora: in un appunto del 26 gennaio 1984 con Marco Pannella scriveva domandandosi:

“Come è possibile che Piccoli, Berlinguer e Andreotti non sapessero della P2 prima del 1981?”.

Suscita tenerezza il candore di questa donna che durante la lotta partigiana si è impegnata in prima persona sulle montagne del Veneto facendo la cosiddetta “postina”. Fervente cattolica, semplice ed umile, riponeva fiducia in tutti, anche in Andreotti.
Dal libro riporto alcune “chicche” che sentiamo spesso dai politici attuali cominciando dal Mr. B.

“Mi sento oggetto di una persecuzione politica odiosa”   (Licio Gelli, maggio 1981)
E’ il leit motiv del nostro Mr.B e codazzo di servitori.

“Della P2 non sapevo nulla, al di là di quello che leggevo e di qualche battuta scherzosa…” “Con i Giudici poi faremo i conti”. (Bettino Craxi, nel 1984 e nel 1983).
Sono le stesse minacce mai sopite del piduista tessera 1816 ancor più rinvigorite verbalmente e fattivamente con progetti di legge contro i Giudici presentati in Parlamento.

berluscrax

 

L’ESORTAZIONE DI UN UOMO GIUSTO – PRETE –

luglio 27, 2011

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Don Giorgio De Capitani ha chiesto aiuto a MicroMega di pubblicare un suo scritto vietatogli dalla Curia di Milano di diffonderlo sul suo blog. Io come ho fatto altre volte raccolgo l’appello e lo pubblico integralmente e senza commenti attraverso il mio blog. Lo farò parimenti su FaceBook e su twitter in modo da  dare a questro scritto una divulgazione quasi planetaria e con l’invito a diffondere lo scritto.

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Un prete invita a scendere in piazza contro l’arcivescovo Scola

di don Giorgio De Capitani

Una chiesa gerarchica da decapitare! Pronti all’attacco!

Adesso arriva il bello della lotta,
che sarà dura, durissima,
senza diplomazia, e senza nemmeno l’ombra di quella viltà
che da sempre caratterizza una parte della chiesa,
quella gerarchica anzitutto, poi curiale,
e anche quella rappresentata da un clero succube,
e da istituti femminili sempre silenziosi!

Non ci lasceremo prendere dalla paura
di minacce, di scomuniche, di ritorsioni, di vendette,
e neppure convincere da quell’arte diplomatica
che è vigliaccheria e disonestà professionale
di chi dovrebbe essere un padre e non un poliziotto,
e neppure commuovere da predicozzi castra-coscienze
che promettono il paradiso in cambio dell’obbedienza cieca.

Che sia giunta l’ora della riscossa
lo vediamo dal segnale che è sotto gli occhi di occhi:
la nomina di un personaggio imposto
dalla diplomazia più oscena che mai e mai Milano
da millenni aveva finora subìto.

La Diocesi di Milano è stata sfregiata,
non tanto dal nome della nomina, ma dalla nomina del nome!

UNA VERGOGNA!

Ci dobbiamo ribellare a questo Vaticano
che – lo ripeto per l’ennesima volta –
ha conosciuto lungo i secoli, ma soprattutto in questi ultimi anni,
la più blasfema prostituzione al potere più corrotto.

E non se ne vergogna,
porcaccia di una miseria!

Non fa un passo indietro, no!,
rimane sì come se fosse l’orgasmo più sacro di questo mondo.

Pensavo che la Diocesi di Milano
restasse una eccezione:
che lo Spirito potesse liberamente soffiare “nuovo”.

Speravo… ma così stavolta non è stato.
Lo Spirito santo non ha soffiato,
il vaticano gli ha tarpato le ali.

Spirito Santo3
Angelo Scola, non dirci subito cazzate,
non illuderci con parole accademiche e roboanti,
non ci cascheremo.

Noi milanesi guardiamo ai fatti, alle scelte,
alle decisioni, al messaggio evangelico.
Perciò non dare sfoggio di cultura,
tanto più che quella ciellina ci dà subito ai nervi.

Del Cristo di don Giussani ce ne freghiamo,
ci interessa il Cristo, quello radicale:
tutto il resto sono balle da lasciare
ai seguaci di Movimenti ecclesiali
che parlano anche bene, ma razzolano nella merda.

don giussani

Inutili girarci attorno alle parole:
il tuo tanto sbandierato ecumenismo
è solo fumo buttato negli occhi,
e prendere le parole di Massimo Cacciari
come garanzia della tua onestà intellettuale
mi lascia del tutto indifferente,
conoscendo le diverse posizioni da kamasutra del filosofo veneziano
che prima ammirava Martini, e poi l’intellettuale di turno.

Martini era un gesuita, ma nessuno se ne è accorto,
Tettamanzi era un teologo moralista, ma nessuno se ne è accorto,
vorrei che nessuno si accorgesse di Scola ciellino,
ma sarà difficile, molto difficile:

Cl è come un marchio che segna,
pone un sigillo sulla testa,
lascia impronte indistruttibili nel proprio agire.

Tutti sanno le mie dure prese di posizione
contro i preti diocesani “ciellini”:
non per un giudizio sulla persona,
ma per una questione di principio:
un prete o è diocesano o è ciellino,
aut aut, non c’è una via di mediazione.

Del resto, uno che appartiene ad un Movimento ecclesiale
non potrà vivere in pienezza la spiritualità diocesana
e questo inciderà anche nel concreto.

Così direi di un vescovo diocesano:
non può essere ciellino!

A parte questo, la cosa veramente blasfema di Cl
è la sua scelta politica:
sostenere il governo di Berlusconi,
addirittura sostenere Berlusconi,
è quanto c’è di più anti-evangelico,
è quanto c’è di più orrendo,
è quanto c’è di più criminale.

Angelo Scola, ti rendi conto di tutto questo?
Non puoi distinguere tra il Movimento e la scelta politica:
è Cl in quanto tale che ha fatto questa scelta politica.

Per non parlare poi del braccio finanziario di Cl,
– Compagnia delle Opere (Cdo) –
che ha sostituto il vitello d’oro con appalti dorati,
con loschi affari che puzzano di stile mafioso.

Tu verrai a Milano in un contesto che ti rende indesiderato,
assolutamente indesiderato:
la tua presenza danneggerà quella spinta evangelica,
al di fuori di ogni compromesso con marchio ciellino,
che stava producendo i primi effetti positivi.

Sono stanco di ripetere le solite cose,
sono nauseato di essere costretto a ripeterle
perché la chiesa cattolica si è prostituita al dio denaro
– di cui i primi cultori sono quelli dei Movimenti ecclesiali –
ma ci sono momenti in cui la voce non deve cessare,
il cuore deve battere all’impazzata:

siamo in una fase di pericolo di involuzione
che non potremo permettere.

E allora, via libera alle contestazioni:

perché non trovarci in piazza Duomo,
e protestare perché siamo stati traditi?

via ogni remora, via ogni prudenza,
via ogni rischio di strumentalizzazione…

Studiamo il modo migliore e più efficace
per evitare l’irreparabile.

So che in Curia di Milano c’è malumore,
qualcuno teme di essere spedito in Africa,

so che in Diocesi tante comunità cristiane
hanno subìto uno shock,

so che tantissimi preti hanno arricciato il naso
e stanno a guardare con sospetto:

perché non uscire allo scoperto e gridare
tutto il nostro malcontento,
le nostre paure, i nostri sospetti?

Troviamoci tutti in Piazza Duomo
– fisseremo la data –
e gridiamo così forte la nostra rabbia
da far tremare il vaticano
– il nostro Duomo no! è troppo bello! –
e chiediamo allo Spirito santo che si tagli la testa
ad una gerarchia che è ormai un mostro!

Spirito Santo1Spirito Santo2